Caso Floyd: la giustizia ha risposto, ma siamo solo all’inizio.

Il 25 maggio del 2020, l’agente di polizia Derek Chauvin viene ripreso mentre schiaccia sotto il suo ginocchio il collo di George Floyd per nove minuti e ventinove secondi, fino a provocarne la morte. La diffusione del video, girato da Darnella Frazier, ha dato vita a un’ondata di proteste in tutto il mondo contro il razzismo e la violenza usata dalla polizia. Chauvin, a poco meno di un anno di distanza dall’accaduto, è stato ritenuto colpevole di omicidio e rischia di essere condannato fino a quarant’anni di carcere.

Chi è George Floyd

George Perry Floyd era un quarantaseienne afroamericano, nativo di Houston, Texas. Aveva frequentato la Jack Yates High School, entrando a far parte della squadra di football. Donnel Cooper, uno dei suoi ex compagni di scuola, ricorda la sua personalità tranquilla. Veniva chiamato “gigante gentile.”

Nel 2007 era stato accusato di rapina a mano armata e nel 2009 condannato a 5 anni di carcere. Nel 2014 il trasferimento a Minneapolis, Minnesota, in cerca di un nuovo lavoro e una nuova vita. Aveva trovato occupazione come buttafuori al Conga Latin Bistro ma, a causa della pandemia, era stato licenziato. La vittima aveva una figlia, Gianna, di 6 anni.

La morte

La sera del 25 maggio 2020 Floyd acquista un pacchetto di sigarette in un negozio di alimentari Cup Foods pagando con una banconota contraffatta. Un impiegato compone il 911 per denunciare l’accaduto: secondo la trascrizione della chiamata, il commesso ha chiesto la restituzione delle sigarette, ma l’uomo si è rifiutato. Poco dopo arrivano gli agenti Thomas K. Lane e J. Alexander Kuen che si avvicinano alla macchina di Floyd: uno dei due poliziotti estrae la pistola e lo fa scendere ammanettandolo.

Gli agenti cercano di condurre George verso la volante, ma lui non vuole salire, cade a terra e informa i due di essere claustrofobico. Arrivano sulla scena altri  poliziotti, Derek Chauvin e Tou Thao, che tentano di aiutare i colleghi a far salire sull’auto l’accusato, poi Chauvin lo getta a terra a faccia in giù sull’asfalto. Floyd viene bloccato dal ginocchio dell’agente che preme sulla sua gola, impedendogli di respirare. I testimoni della scena iniziano a girare video di quanto sta accadendo, documentando le suppliche di libertà da parte di George.

I can’t breathe

Questo il lamento dell’afromericano. Chauvin rimane impassibile. Floyd sviene. L’agente Kueng controlla il polso, ma non sente il cuore. Arriva infine un’ambulanza e Chauvin lascia Floyd, ormai immobile a terra. Viene caricato sulla barella e portato via. La dichiarazione ufficiale di morte arriva un’ora dopo, in un ospedale vicino.

Gli agenti di polizia sono licenziati il giorno dopo. Derek Chauvin è accusato di omicidio di secondo grado,  di terzo grado e omicidio colposo; gli altri tre agenti di favoreggiamento.

Le ultime parole di Floyd diventeranno il grido di protesta che si diffonderà per tutta l’America.

I can't breath

Il Black Lives Matter e le proteste dopo la morte di Floyd

Gli episodi di razzismo e di discriminazione non sono nuovi in America, e il caso di Floyd si inserisce in una lunga lista di violenze compiute dalla polizia.

Il New York Times ha analizzato moltissimi casi simili che raramente, però, si sono risolti nella condanna degli agenti: Michael Brown, Tamir Rice, Eric Garner, Freddie Gray, Breonna Taylor sono solo alcune delle vittime del razzismo sistemico presente negli Stati Uniti.

Il caso Trayvon Martin

Uno dei casi con maggior risonanza è quello di Trayvon Martin che portò alla nascita del movimento Black Lives Matter, per la lotta contro il razzismo e la brutalità della polizia. Nel 2012, infatti, George Zimmerman fu giudicato innocente riguardo l’accusa di omicidio di Trayvon, riconoscendo la sua azione come legittima difesa. Su twitter inizia a circolare l’hashtag #BlackLivesMatter in risposta alla sentenza. Il movimento ha inizio. Dopo gli omicidi di Eric Garner a New York e Michael Brown a Ferguson, il movimento, dalla realtà virtuale, si riversa nelle strade americane.

Dopo la morte di Floyd

Dopo la morte di Floyd le proteste si sono diffuse per tutti gli Stati Uniti. Migliaia di persone hanno manifestato pacificamente, ma, in alcuni casi, ci sono state svolte violente. A Minneapolis la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili di gomma contro la folla. Una pompa di benzina, un ufficio postale, auto e cassonetti sono stati incendiati dai manifestanti, dei negozi sono stati saccheggiati e la casa di Chauvin vandalizzata. A Detroit un ragazzo è stato ucciso e circa quaranta persone sono state arrestate. A Portland la folla ha provato a dare alle fiamme un commissariato. A New York la polizia ha picchiato decine di manifestanti.

Nella lotta contro il razzismo un grande sostegno è arrivato dai social, dove importanti personalità si sono dichiarate a favore del movimento.

Derek Chauvin: colpevole

Il 21 aprile 2021 si è concluso il processo contro Derek Chauvin, dichiarato colpevole per tutti i capi di imputazione. L’imputato rischia fino a quarant’anni di carcere. Attualmente, è detenuto nel Minnesota Correctional Facility-Oak Park Heights, mentre gli altri tre agenti, Tou Thao, Thomas K. Lane e J. Alexander Kuen, sono ancora sotto processo, accusati di favoreggiamento in omicidio.

Sul processo a Chauvin, i giudici si sono espressi dopo aver esaminato quarantacinque testimonianze. Caso eccezionale che si è verificato durante il processo è stata la testimonianza di molti colleghi contro di lui, tra cui il capo del dipartimento di Minneapolis, Medaria Arredondo. Sono stati chiamati a deporre anche diversi medici, che hanno confermato come causa della morte di Floyd la mancanza di ossigeno, dovuta all’ostruzione delle vie respiratorie, causata dal ginocchio dell’agente.

Centinaia di manifestanti aspettavano l’esito fuori dal tribunale, altri si erano riuniti sul luogo della morte di Floyd seguendo in streaming o in radio le notizie del processo. Quando la sentenza è arrivata grida di gioia si sono alzate esultanti verso il cielo.

E ora?

La condanna di Derek Chauvin è stato un passo fondamentale nella lotta al razzismo, ma è solo un punto di partenza.

Solo nelle ultime settimane altri eventi hanno fatto nascere nuove ondate di proteste: il 19 marzo, a Chicago, Adam Toledo, tredicenne, è stato ucciso da un agente di polizia; l’11 aprile Daunte Wright è stato ucciso nel Brooklyn Center, dopo essere stato fermato dalla polizia per una violazione del codice stradale. L’agente di polizia che ha sparato a Daunte, Kim Potter, si è difesa dichiarando di aver confuso il taser con la pistola.

Il disegno di legge

Nel frattempo, Kamala Harris, vice presidentessa degli Stati Uniti, esorta affinché il George Floyd Justice in Policing Act, venga approvato. Si tratta di un disegno di legge che mira a una riforma della polizia. La norma è già stata approvata dalla Camera, si attende il voto del Senato.

Il presidente Joe Biden, dopo la condanna di Chauvin, si è espresso avvertendo che non bisogna fermarsi a questo punto, ma continuare ad andare avanti.

C’è ancora tanto da fare prima di raggiungere una piena parità e la fine di ogni discriminazione. Importante è non distogliere mai lo sguardo, non dimenticare cosa è successo e mai smettere di combattere affinché nessuna di queste violenze possa ripetersi.


FONTI

The Guardian 

BBC 

FOX 

Il Post 

Money.it

The New York Times 

Lo Spiegone 

La Repubblica 

Internazionale

BBC

Wired 

The Washington Post

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